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Addio ad un alfiere

Padre Mario Manganelli un onore per Gesualdo

Padre Mario Manganelli era prima di tutto un irpino, un uomo forte e amante della sua terra. Se esistesse un termine adatto per indicare una peculiarità psicologica degli abitanti dell’Irpinia, P. Mario ne avrebbe portato il nome. La sua forza si esprimeva con dolcezza e smisurata tenerezza. Nato a S.Paolina tra le vigne e i campi, proveniva da una famiglia unita dal lavoro e da profonda religiosità. Una famiglia come non se ne vedono più. Ad essa era sempre rimasto legato perché diceva :” Se dimentichi da dove vieni, dimentichi te stesso”. Per questo motivo, amava tutti i luoghi che lo avevano visto nascere, venir su ragazzino e poi fratino. Confratello di S. Pio, gli era stato accanto per lunghi anni a S. Giovanni Rotondo, diventando suo figlio spirituale e nel 1962 frate addetto al suo servizio. Del Santo di Pietrelcina aveva la chiarezza della fede, ma non i modi forse un po’ burberi e severi. Cultore di letteratura e poesia, era un raffinato poeta e novelliere. Aveva scritto per anni liriche e versi senza mai pubblicarli per via del suo sano pudore e della sua calda discrezione. Finalmente, tre anni fa l’aveva fatto con edizione privata (-solo per gli amici- diceva- e il suo era un vero culto dell’amicizia) in occasione delle Nozze d’oro di sacerdozio ed il Corriere gli aveva dato ampio spazio. Offriva alla comunità due volumi: una splendida raccolta di liriche, - dedicata - alla dolce memoria dei miei genitori- dal titolo Rubate al vento e delle gustosissime novelle, Ricordi di infanzia, un lucido spaccato di Irpinia, degno di attenzione anche per gli studiosi di costume sociale. L’aveva dedicato ai cari -ragazzi e giovani d’oggi perché imparino ad apprezzare ed amare le piccole cose vere della vita…-. Raccontava anche che una volta, avendo confidato a P. Pio di voler scrivere i suoi ricordi, il Santo aveva risposto - Fai una cosa buona; sei i tuoi ricordi sono brevi tutti leggeranno, se ti dilunghi, tu scrivi e tu li leggerai- Avvalendomi di questo saggio consiglio- continuava- oggi ho sentito il bisogno di rovistare tra le mie carte d’infanzia ed eccomi qua a presentarvi fatti realmente accaduti e scritti da me quando avevo otto anni. Ecco a te, ragazzo di oggi, i miei ricordi di infanzia e spero che tu ti faccia tante risate e tanto buon sangue…-. A Gesualdo, suo paese di adozione e a Pietrelcina, aveva dedicato ogni energia e gli anni più belli del suo sacerdozio. A Pietrelcina, primo Parroco cappuccino, aveva lavorato sodo per riaprire la Chiesa Madre, lo stesso aveva fatto a Gesualdo per il restauro del convento e della Chiesa della Madonna delle Grazie. Il suo amore per il centro irpino e per tutti noi, che sin da piccoli ci siamo formati alla sua scuola, era così viscerale che, allorquando, la Provincia monastica decise di trasferire la famiglia religiosa da Gesualdo per potenziare altri conventi, il suo diniego fu fermissimo. Fece di più, restò al suo posto, anche se seriamente segnato nella salute, preferendo alle cure di cui avrebbe potuto godere, la solitudine. E tutto per evitare che il convento fosse definitivamente chiuso. Oggi l’antico complesso dei cappuccini grazie a P. Antonio Gambale è una realtà molto importante per spiritualità e memoria storica e questo per merito della lungimiranza di P. Mario Manganelli. Tutti lo ricordano con affetto e presto anche l’Amministrazione comunale, come annunciato dal Sindaco Carmine Petruzzo, lo farà, intitolandogli una strada di quel paese da cui non volle mai staccarsi.

Antonio Scoppettuolo (riceviamo e pubblichiamo)






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